Intervista per La notte di Radio 1 "Quando l'arte si fa in strada" (2007)

 

Domanda: Le chiedo subito: chi è Henry White?

HW: Henry White è un persona che ha scoperto una passione, un modo di esprimersi, in strada all’aperto, usando maschere, usando soprattutto le emozioni, suscitando emozioni nel pubblico.

D: Da dove deriva questo nome, lei rappresenta monumenti marmore, è associato?

HW: No, no, il nome è semplicemente il mio nome, più l’aggettivo bianco, perché tutti i miei personaggi sono bianchi e si richiamano all’arte della statuaria, che in Italia ha una grande tradizione.

D: Infatti, ci parli un po’ dei personaggi che interpreta…

HW: I miei personaggi sono tutti personaggi storici che fanno parte dell’immaginario collettivo credo, e quindi c’è Mozart, Cicerone, Isaac Newton, c’è il moschettiere, c’è il Milite Ignoto della Prima Guerra mondiale…

D: Come è nata l’idea di questo lavoro di questa arte, perché credo si possa definire così.

HW: Sì, sì, è un arte, un’arte di strada. La nascita è abbastanza semplice: ho visto una persona che lo faceva a una festa, dove ognuno doveva esibirsi ed è stata una specie di illuminazione direi. Ho capito che era una cosa che faceva per me: l’immobilità, la concentrazione, il fatto di esporsi davanti alle persone, però con la maschera, una decorazione, e questo fatto di sentire una cosa forte quando si sta davanti a una statua… così ho deciso di farlo.

D: Lei ha parlato di immobilità; io mi chiedo – come credo se lo chiedano in tanti – come è che fa a stare tutte quelle ore fermo, immobile?

HW: Io credo anche qui che sia una cosa al contempo semplice ma particolare. È semplice perché a me viene semplice - evidentemente sono predisposto - ed è semplice perché tutti sono capaci di stare fermi, a una cerimonia per esempio. La differenza è che a me piace. Io faccio il Tai chi, conosco la meditazione e quindi mi viene abbastanza…

D: …naturale. Ma cosa pensa mentre sta interpretando questi personaggi?

HW: Penso un po’ di tutto. Però la cosa più importante è ascoltare quello che la gente fa intorno e quasi quasi si potrebbe dire per assurdo – perché è tutto uno spettacolo un po’ paradossale – per assurdo è proprio il pubblico che fa lo spettacolo con i commenti che fa, lo stupore, la voglia di provocarmi, quindi si ascoltano tra di loro.

D: C’è una reazione da parte del pubblico che le è rimasta particolarmente impressa?

HW: Sì, una frase simpatica che un bambino una volta ha detto. Mi guardava e ha detto: Ma è fatto di “persona”!

D: C’è qualche personaggio che le preferisce interpretare, che dia più emozioni al pubblico?

HW: Emozioni… credo tutti. Dipende anche dal contesto. Ogni volta è diverso. Per esempio spesso lavoro nei centri commerciali, è tutto un altro clima, non è così caldo. Invece per strada soprattutto nei festival dove la gente è educata a utilizzare l’arte, è diverso. Quello che io preferisco sono i personaggi barocchi, il barocco è il mio periodo preferito, perché c’è manierismo, questa cosa un po’ caricata, un po’ teatrale. E poi siamo abituati alla statuaria barocca, dalle chiese ai palazzi.

D: Ma lei lo fa come lavoro o è un passatempo in qualche modo per lei?

HW: È più un passatempo. Io sono insegnante a tempo pieno, quindi soprattutto d’estate mi piace girare, mi invitano, conosco persone ed è anche una soddisfazione.

D: Qual è la cosa che le dà più soddisfazione appunto?

HW: Forse questo aspetto emotivo, le cose che sento, che mi sembra di percepire nelle persone, c’è molta vita, è molto vitalizzante. E poi si gira molto, si vede che tutto il mondo è paese, siamo un po’ tutti uguali; piccoli e grandi hanno le stesse reazioni. E’ anche come un dare qualcosa agli altri;e gli altri che mi guardano magari mettono la monetina e c’è uno scambio.

D: Quindi il contatto con la gente è comunque importante, è fondamentale…

HW: Sì. Infatti le dico, nei centri commerciali ce n’è poco, perché le persone con il carrello si fermano un attimo per fare un commento, ma non stanno ad assaporare lo spettacolo, quindi loro stessi non fanno spettacolo, c’è meno contatto e per me è meno stimolante.

D: Le piace più la gente o più la libertà di fare quello che vuole in qualche modo?

HW: Più la gente, direi... Tutto sommato mi adatto anche alle richieste del committente. Però è questo calore che mi dà la soddisfazione.

D: C’è una giornata tipo che si può descrivere per una statua vivente?

HW: Ci sono intanto diverse categorie di statue, ma diciamo sostanzialmente: ci sono quelli che fanno veramente strada tutti i giorni, alcuni miei colleghi, e quello è un lavoro veramente duro. Invece per me, come le dico, è un po’ un passatempo, quindi non faccio tanti spettacoli in un anno. La giornata tipo è partire a metà mattinata o nel primo pomeriggio, è un viaggio lungo perché si può andare in Puglia, a Roma, a Firenze, a Torino, si arriva e poi ci si rilassa un po’, un’oretta circa di preparazione e poi 2 ore di spettacolo.

D: E in cosa consiste la preparazione?

HW: Io utilizzo molti accessori, abiti, li faccio preparare da un sarto, curo molto i particolari. Poi c’è il trucco, che è come entrare nella parte, “diventare statua”. Io dico che quando salgo sul piedistallo in un attimo scatta qualcosa in me; ma in realtà c’è tutta una preparazione dietro.

D: A proposito di festival a cui parteciperà, presto ci sarà quello di San Remo, se non sbaglio, lei sarà uno degli ospiti?

HW: Ho partecipato l’anno scorso. Anche se i festival grandi non mi piacciono tanto in realtà. Sono importanti, è importante andarci, confrontarsi. Il più grande in Europa è quello di Arnhem in Olanda, è una competizione internazionale, sono stato già due anni. Preferisco le competizioni piccole, sempre a proposito di calore. Le situazioni piccole in cui le persone sono molto concentrate sul mio spettacolo, sono accoglienti e appunto c’è questo scambio. Mentre non so, il grandissimo festival Ferrara Buskers, per esempio, dove ci sono centinaia di artisti, è una kermesse interessante, però non è forse il mio ambiente ideale.

D: E quindi la prossima tappa?

HW: In realtà questa settimana ho diversi impegni, sono soprattutto delle feste private, poi dei centri commerciali, per esempio a San Marino. Adesso sto facendo una cosa un po’ singolare, addirittura durante delle messe in preparazione dell’Avvento, mi hanno chiesto di fare la statua e usare questa figura della statua come simbolo delle persone dormienti che si svegliano, si aprono a un annuncio. È una cosa veramente particolare, direi…

D: Immagino… Vaglieri allora noi la ringraziamo per essere stato con noi. Grazie mille. Naturalmente buon lavoro per i suoi prossimi spettacoli, in bocca al lupo e buona notte.

HW: Grazie a voi e buona notte.                   

 

   

 

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